Lo dico così come mi viene: mi son stufato dell’America.
L’America mi ha stufato, l’America è noiosa, abbiamo avuto troppa America, mi son stufato dell’America.
Mi son stufato della sua cultura, del suo cibo, dei suoi modi, delle sue guerre e pure delle sue elezioni.
Troppe, troppe americhe sentite, lette, ascoltate, mangiate, ingurgitate, ficcate, vomitate.
Non è facile stufarsi dell’America, o piuttosto, non è facile staccarsi dell’America se lei poi ti è venuta a sedurre, e tocca’.
Mi sono stufato del delirio che prende chiunque s’innamora dell’America, come se America fosse una bella donna, una femme fatale come dicono pure lì.
“Enchanté” tu dici, e poi sei fregato. A prescindere di qualsiasi qualità essa possa presentare alla luce del mondo, c’è sempre una furbizia, un segreto nascosto, una voglia che tu non sei in grado di percepire per prima, una trappola che non ti aspettavi. Serpe – più che donna, perché poi chi l’ha detto che America era femminile, anzi, umano.a ? – serpe spietata che lavora per il suo, infrangibile, sovrano, unico interesse.
Ma mi faccio una domanda: se America sovrasta ogni altra realtà, se America preclude ogni discussione, non sarà perché, meramente, gli abbiamo dato questa possibilità, questa capacità, questo… potere?
Se tu apri la porta, non è che lo stupratore l’infrange, semmai mette un piede dentro a bloccarne la chiusura… tu hai aperto… sarà furberia, sarà bugia o seduzione, comunque il risultato rimane quello. Il piede nella porta.
Un’altra cosa che mi chiedo: ma se volessimo staccare totalmente con America, rompere proprio i legami, recidere il cordone per sempre, guardiamo che non ce n’è solo uno, di cordone. America non ha un cordone, un braccio di ferro dietro una mano di velluto che ci accarezza e coccola; ma una quantità assurda di fili, di funi, di cavi che ci legano, che si attorcigliano, che ci avvolgono a ragnatela, ma di quelle belle appiccicose e viscide.
Inoltre America – cosa straordinaria – non sta in America. Sarà in America, ma anche in Europa, in Asia, in Africa e magari altrove, in posti che non conosciamo ancora, in cui non siamo mai stati e dove mai andremmo, mai!
Sto scrivendo tramite una tastiere e uno schermo che sono stati creati da America; i miei vestiti, la mia sedia, il mio tavolo… tutti America ! America, a Mecca, a Mercia, US, US, US!
Non so come si potrebbe uscirne.
Però sono stufo, strastufo di America. Del suo potere, della sua seduzione; del suo perpetuo richiamo, delle sue elezioni; sono stufo di conoscere meglio le sue città e i suoi distretti congressuali di quelli europei; sono stufo di stupirmi della bellezza di un cavolo di campo di cereali così brutto come tale altro della Beauce o della Padana; sono stufo delle sue innovazioni, della sua novlangue, e del suo modo di televendita.
Immagina un po’ un mondo in cui l’Unione sovietica fosse riuscita, avesse funzionato. Avremmo tutti i vestiti, i modi e i prodotti culturali di stile sovietico. Dopo una o due generazione, il colbacco e il cartongesso non ci stupirebbero più. Conosceremmo i soggetti russi e le loro capitali. Sapremmo ubicare l’oblast di Omsk, la Repubblica dei Maris o il krai di Krasnodar. Sapremmo l’aria dell’inno russo. Ascolteremmo una musica di dna slavo, il cinema, la letteratura, e pure i nostri riflessi economici di consumo e i nostri riferimenti morali sarebbero filo-ortodossi, impauriti, deboli ma fieri, un po’ matti, violenti e romantici. Si berebbe un sacco di tè e si mangerebbero tante di queste bacche rosse o blu della taiga. Sogneremmo di transiberiano e di spazi vuoti, e, chi lo sa, di incontri con popoli animisti e nomadi, e magari anche di orsi o reni selvaggi.
Se tu pensi un attimo a questo gira-che-ti-rigira, tu prendi atto del fatto che la cultura americana ci ha invaso a un punto tale che ci travolge in ogni momento della nostra esistenza.
Se tu pensi un attimo a questo mondo rovesciato, anzi, inverso, ti puoi giustamente porre la domanda: ma io là dentro, dove che mi ritrovo, dove che sto?
Sarai stufo.a di perderti. Sarai stufo.a di appartenere a quello che non ti considera. Di appartenere a una fantasocietà. Sarai stufo della fantascienza, dei fumetti e delle serie tv, dei pionieri e degli amish, dei giuramenti sulla bibbia, dei giurati nei tribunali, della cocacola e dei motel, dello jazz e della gomma da masticare, degli studi culturali e dell’invisibile mano, e della morale protestante, e della guerra nel mondo. Sarai stufo.a dell’America.
Ecco. Vedi. Sei stufo.a anche tu.
Ti sei stufato.a dell’America.
